La pensione non basta più

È diminuito il valore dell’assegno mensile con il passaggio dal sistema retributivo al sistema contributivo.

Ebbene si, è allarme e soprattutto tra i giovani che rischieranno la povertà in vecchiaia, sappiamo purtroppo che la pensione non basterà più nel prossimo futuro.
Ma perché? Che soluzioni possiamo adottare per tutelarci?

DATI STATISTICI

Secondo i dati ISTAT, il 2020 ha visto una diminuzione del Pil Italiano del 8,9%. Non è una grande notizia se consideriamo che il calcolo delle pensioni è legato alla crescita economica del nostro Paese. Infatti, gli assegni pensionistici erogati dall’INPS, vengono calcolati con il metodo contributivo, ovvero in proporzione alla quantità di contributi versati da ogni lavoratore in tutta la carriera lavorativa. Più si versa all’INPS, più alta sarà la pensione di vecchiaia. Se il Pil cala o è stagnante, le pensioni di domani saranno meno generose perché i contributi si rivalutano nel tempo.

Ma come siamo arrivati a questo punto?
Ecco le tre principali cause:

    • Invecchiamento della popolazione
    • Crisi del mercato del lavoro
    • Eccessiva spesa pubblica
PREVISIONI FUTURE

Secondo le proiezioni INPS, chi oggi ha 35 anni prenderà nell’intera vita pensionistica un importo di circa il 25% inferiore a quello della generazione precedente, pur lavorando fino a 70 anni. Inoltre, secondo le proiezioni de “La Stampa”, nel 2030 il sistema pensionistico italiano potrebbe implodere. Ma perché proprio nel 2030?

È l’anno in cui andranno in pensione i figli del baby boom, ovvero i nati nel biennio 1964-65, quando l’Italia partorì oltre un milione di bambini. Un’immagine che alimenta l’ansia se si pensa che mancano solamente 9 anni. Quindi siamo spacciati? La pensione non basterà più? Ci sono soluzioni?

FONDO PENSIONE

LA SOLUZIONE

Stando a questi spaventosi dati, sorge spontanea una domanda: si può fare qualcosa prima che sia troppo tardi? Ebbene si. Più di 8 milioni di italiani hanno scelto di crearsi una rendita personale privata.

In che modo? Aderendo ad un fondo pensione, ovvero una particolare categoria di prodotti finanziari che ha il compito di costruire una pensione di scorta da affiancare a quella pubblica. Solo in questo modo non saremo costretti a tirare le cinghia durante la vecchiaia e, perché no, mantenere invariato il nostro tenore di vita. Non occorre essere dei grandi investitori. Si può versare l’importo desiderato e decidere la frequenza, sospenderla o riattivarla.  Con pazienza e costanza si può accumulare una buona rendita. Durante la fase di accumulo si ottiene un beneficio fiscale perché si può dedurre dall’Irpef tutto ciò che accantoniamo nel fondo, fino a un massimo di circa 5.164 euro all’anno.

Inoltre, sappiamo tutti, a malincuore, che oggi la “normalità” è cambiare spesso posto di lavoro e, di conseguenza, datore di lavoro. Ogni volta il TFR viene liquidato e tassato finendo disperso lungo l’intera carriera del dipendente. Ed ecco, dunque, perché è decisamente più efficiente destinarlo in un fondo pensione:

    • Viene accumulato in un unico strumento
    • Nel fondo pensione i rendimenti sono maggiori rispetto alla rivalutazione ordinaria del TFR lasciato in azienda
    • Il montante del fondo pensione viene tassato con un’aliquota del 15% che decresce con il numero di anni di adesione fino ad arrivare al 9%. Se lasciato in azienda, il TFR sarebbe soggetto ad una tassazione separata pari almeno al 23%

Arrivato a questo punto, ti starai chiedendo se sia troppo tardi correre ai ripari.

Assolutamente no. Qualsiasi sia la tua età, sei ancora in tempo per costruire la tua serenità e il tuo benessere futuro.
Contattaci per più informazioni!

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